Nella serata di venerdì 22 maggio, presso l’Auditorium dell’Omnicomprensivo di Vimercate, si è svolta la premiazione del XII Concorso pittorico-letterario dedicato al tema “Il mio sguardo sul mondo”.
La serata, presentata dalla professoressa Stucchi e dal professor Rosselli, ha visto una vastissima partecipazione di pubblico, a testimonianza dell’interesse e dell’entusiasmo che l’iniziativa continua a suscitare nella comunità scolastica e cittadina.
In apertura sono stati letti dalla professoressa Stucchi i saluti della Dirigente scolastica, seguiti dall’intervento istituzionale del sindaco di Vimercate.
Ad arricchire l’evento sono stati i momenti musicali proposti dal coro della scuola, diretto dalla prof.ssa Niemiz e accompagnato al pianoforte dalla prof.ssa Beltrami e formato dagli alunni della Saltini, della Calvino e delle classi quinte primaria del plesso Ada Negri, che hanno coinvolto e emozionato il pubblico presente. La serata è stata inoltre accompagnata dalla band Allegro Moderato, realtà da sempre impegnata nell’inclusione delle persone con fragilità attraverso la musica.
Durante la premiazione sono stati assegnati riconoscimenti per ogni classe sia a un elaborato artistico sia a un testo letterario. Sono stati inoltre conferiti premi speciali per la tecnica utilizzata e per l’interpretazione del tema in ambito artistico, oltre a riconoscimenti dedicati ai contenuti più significativi in campo letterario. Un’attenzione particolare è stata riservata anche alla lingua inglese, con la premiazione di tre testi scritti dagli studenti delle classi terze.
Terminate le premiazioni, si è svolto il consueto momento di saluto alle classi terze con il lancio del tocco: un momento davvero emozionante per i ragazzi e le ragazze che il prossimo anno inizieranno le scuole superiori.
La serata si è conclusa con un canto collettivo, “Il pescatore”, in un clima di entusiasmo e condivisione.
Per ora vi alleghiamo i testi e i disegni premiati; keep waiting per le fotografie della serata 🙂
Vincitori concorso letterario
Vincitori prime
Primo classificato 1D N.17 Brando Proietti
Il mio sguardo sul mondo è un percorso verso l’infinito
L’invisibile da vedere
Seguir il cammino non era dato
pericoloso sarebbe stato,
ma il color m’affascinava
che la paura non contava.
La selva buia e scura
nascondeva la natura
la via, smarrita
era un sogno
o era vita?
La natura si scuriva
e il sentiero scompariva,
da un bel verde luccicante
a un nero buio e lancinante
vedo luce
vado avanti
i tentativi per uscir saranno tanti.
Rumori soffocati
apro gli occhi
non riesco,
qualcosa
una rosa
poi due poi tre
e molte altre…
il vuoto
non nero non bianco
non morte
non c’è colore
l’infinito,
il dolore
mi ricorda
quell’ermo colle
vuoto,
deserto,
infinito.
Seconda classificata 1B N.12 Irene Parolini
A volte ciò che vediamo del mondo è solo una parte di esso, la sfida sta nel scoprire ciò che si nasconde nell’altra metà
Un mondo a metà
Il mondo è a metà, come me; mi guardo allo specchio: vedo una ragazza felice, spensierata, la sua vita è bellissima. Poi mi accorgo che stavo guardando solo a metà: sposto lo sguardo per osservare l’altra parte e vedo una ragazza che si sente sola, le sue vecchie amiche la giudicavano solo perchè lei stava cambiando; la guerra era nel mondo intorno a lei, piena di governanti con la testa fusa.
Apparve un pennello, prendendolo e mescolando ciò che avevo davanti ottenni questo: una ragazza dietro ad un sorriso forzato che ormai sembra fisso. Non ci può fare niente, anche se prova a nasconderlo con una postura perfetta che emana confidenza, in fondo in fondo questa sono io.
Una ragazza che vuole sembrare carina e perfetta ai suoi occhi ma che in realtà vorrebbe solo mostrare quello che racchiude all’interno della sua corazza. Quel sorriso falso, creato in un semplice anno, che poi semplice non fu: un pianto che goccia dopo goccia, ogni sera, mi riempì di una paura tale da non voler più guardare nessuno in faccia, neanche mia madre o le mie “amiche”. Mi sentivo non capita da chiunque; volevo solo scappare via e non tornare più. Ero disperata.
Poi col tempo cominciai a “guarire” fino ad ora. Questa è la semplice storia (o forse non più) di una ragazza che voleva essere perfetta ma poi ha realizzato che nessuno lo è e che mai poteva esserlo.
Terzo classificato 1A N. 7 Thomas Cavalli
Guardare il mondo significa saper cogliere ciò che c’è oltre la nostra quotidianità
Quando ero più piccolo, adoravo fare le commissioni nel paesino dove sono cresciuto assieme a mio nonno. La cosa che mi piaceva di più, oltre all’odore del pane e delle focacce appena sfornate del panificio in cui lavorava mia nonna, della cartoleria dell’edicola che gestivano gli amici dei miei nonni e dello stare per un giorno con mio nonno, era la tranquillità che c’era nel nostro quartiere in quelle due vie che nel weekend si riempivano di gente, tra anziani e i bambini.
Il paese dove sono cresciuto e dove ancora abito non ha mai contato molti abitanti, ma per me è sempre stato casa.
Una sera di poco tempo fa, mentre guardavo la TV, qualcosa ha colpito la mia attenzione: la luce blu dello schermo proiettava le immagini del telegiornale di una cittadina distrutta dalle bombe, che avevano lasciato solo i resti di quello che prima era un quartiere di paese spensierato.
Per qualche motivo non riuscivo a staccare gli occhi dallo schermo o a cambiare canale; sono rimasto come immobile in una specie di trance, bloccato davanti allo schermo e incapace di agire.
Forse è perché avevo capito che gente come me veniva privata della propria casa e, nel peggiore dei casi, delle persone che amava per colpa di un conflitto armato che il più delle volte non portava a niente di niente.
Quella notte non dormii, perché mi sentivo in colpa:anche se di colpe non ne avevo, magari mi sentivo così per la forte disuguaglianza tra me e loro, perché io ero circondato dalle persone che amavo, come familiari e amici, e vivevo in una casa accogliente, mentre purtroppo altre persone purtroppo erano state private di entrambe.
L’ultimo pensiero che feci, prima di crollare addormentato quella sera, fu che forse io ero più fortunato di altri.
Quarto classificato 1C N.22 Leonardo Terzoli Lo sguardo sul mondo dei ricordi…
Un mondo che vorrei
Avrei voluto vedere i tuoi occhi
Splendere ogni giorno come le stelle,
Ma ora che non posso più, li guardo da
Quì, tra le più belle.
Avrei voluto salutarti ancora e sentire la
Tua voce adesso,
Fermarmi in quell’istante, senza perdere
Nemmeno un riflesso.
Avrei voluto tornare insieme a Pavia,
Mano nella mano,
Ma il tempo ti ha portato via, troppo
Presto, troppo lontano.
Avrei voluto toccare di nuovo i tuoi capelli, Così leggeri, per dirti ancora che erano più belli, Come ieri.
Avrei voluto mangiare di nuovo in quel ristorante, E nuotare insieme, liberi, tra sogni e mante.
Avrei voluto vedere ancora il cielo
Insieme, senza dolore,
Ma il destino ha scritto tutto con un
Tratto troppo veloce e senza cuore
Avrei voluto stringerti ancora ,non
Lasciarti andare via,
Ma ora resti nel vento, nei ricordi, nella Mia poesia.
Avrei voluto dirti ancora quanto eri importante, Anche nelle giornate più fredde e
Pesanti.
Avrei voluto stringerti forte senza paura Del tempo,
Fermare quel momento, custodirlo
dentro.
Avrei voluto ridere ancora con te,
Come se il mondo non esistesse più per Me e per te.
Avrei voluto non doverti lasciare andare, Non imparare così presto a ricordare.
Ma ora resto qui, con ciò che mi hai
Donato,
Un pezzo di te…che non se ne è mai Andato.
Vincitori seconde
Prima classificata 2A N.19 Ginevra Riva
L’amore come chiave di lettura del mondo
LA LUCE CHE RESTA
Cara Alice,
ho saputo della tua nonna e mi dispiace tantissimo. So quanto possa fare male perdere una persona così importante, qualcuno che ti faceva sentire amata e al sicuro. Forse adesso ti sembra che tutto sia più vuoto, come se mancasse qualcosa in ogni momento della giornata, in ogni respiro. È normale sentirsi così.
Quando perdi qualcuno che ami, perdi anche una parte di te. Non so trovare le parole perfette per farti stare meglio, ma voglio raccontarti il mio sguardo sul mondo.
Io penso che la vita sia il regalo più prezioso che abbiamo. Anche quando fa male. Perché ci permette di amare profondamente: l’amore che provavi per la tua nonna non finirà mai. Rimane nei ricordi, nei gesti, nelle cose che ti ha insegnato. E, fidati di me, una persona che ha amato non morirà mai. Una persona è davvero forte quando riesce a rialzarsi dopo la caduta più dolorosa. E tu, anche se adesso non ti sembra, lo sei. Non significa dimenticare, ma imparare a vivere portando dentro quell’amore.
Nel mondo esiste ancora tanta bellezza, anche se ora fai fatica a vederla. Esiste negli abbracci delle persone che ti vogliono bene, nelle risate che piano piano torneranno, nella musica che ti fa pensare a chi hai amato.
E soprattutto piangi. Perché le lacrime ti aiutano a liberare quello che hai dentro. Ricordati che non sei sola. Le persone giuste restano accanto a te, ti ascoltano e ti sostengono. E se a volte hai bisogno di stare da sola, è normale, serve per ritrovarti.
Un giorno una signora anziana mi ha detto:”Non permettere a nessuno di spegnere la luce che hai dentro, continua a sognare finché puoi.” E io voglio dirlo anche a te: la tua luce è ancora lì, e la tua nonna sarebbe orgogliosa di te. Il mio sguardo sul mondo è questo: non sono gli occhi degli altri a raccontarti la realtà, ma i tuoi. E anche nel dolore, dentro i tuoi occhi c’è ancora la forza per andare avanti. Ti sono vicina.
Seconda classificata 2D N.20 Melissa Stoppa
Il nostro sguardo sul mondo si forma grazie a ciò che ci insegnano le persone che ci amano
L’aria fresca delle montagne,
con leggerezza mi solletica le guance;
come se mi volessi mandare un messaggio,
dicendomi vai avanti con coraggio.
Rosso nel cuore, rosso nel cielo;
parole non dette rimangono un mistero.
Le montagne erano il tuo posto del cuore,
quando te ne sei andato il sole ha perso il suo colore.
Ero triste e vedevo tutto nero,
ho versato lacrime in un saluto sincero.
A volte ripenso al tuo sorriso
e al tuo magnifico viso.
Ti lascio nel tuo profondo sonno;
ti voglio bene, addio nonno.
Terza classificata 2B N.18. Viola Ornaghi
Nel labirinto delle emozioni
Gioia, no, paura, no, tristezza, imbarazzo, ansia, neanche! Forse noia, rabbia boh! Disgusto, nostalgia forse?
BAM!
Il macchinario delle emozioni si è spaccato. Troppa confusione ho nella testa… non riesco più a gestire niente.
Mi sento come un gomitolo di lana dove fra i tanti nodi, diventati ormai stretti e
grossi, non riesco a trovare l’inizio del filo e a scioglierli tutti. “L’adolescenza è l’età dei cambiamenti” mi sento dire di continuo, ma il mio cambiamento è solamente un buco nero: non so più che cosa mi piace e cosa detesto, con quali persone sto bene e chi mi fa sentire sbagliata e non riesco a capire che cosa voglio davvero.
La strada non è per niente chiara, sono nel pieno del tunnel che attraversa la montagna e la luce è ancora molto molto lontana.
Il mio prima non corrisponde per niente al mio adesso e questo mi fa paura. Una delle cose che mi mette più timore adesso è la scelta del mio futuro: nella galleria non ci sono i lampeggianti e i cartelli stradali che mi aiutano a scorgere meglio il percorso.
Non voglio fare scelte sbagliate che potrebbero causarmi un incidente stradale perché la riabilitazione successiva, la quale mi riporterebbe sulla retta via, è molto lunga e nella mia vita non voglio buttare niente al vento, specialmente il tempo che è prezioso.
Penso che però devo avere la forza e il coraggio di provare ad arrivare al successo, perché non lo voglio servito su un piatto d’argento, ma voglio sentire l’unto e pesante sudore che mi cola dalla fronte e asciugarmelo da sola fino all’ultima goccia.
“Hai solo 13 anni, è presto, sei solo una bambina, goditi l’età dell’adolescenza perché poi non torna più”. Sono d’accordo con questa espressione ma, certe volte, penso che io non stia vivendo la mia gioventù al massimo e ho paura di sprecarla perché mi paragono troppo alle abitudini degli altri che vorrei avere
anche io; vedo fuori dalla finestra i miei compagni di classe uscire di casa continuamente per divertirsi con gli amici, ma quando guardo dentro la stanza ci
sono solo io, da sola, in casa a studiare e questa cosa mi dà l’idea di essere una sfigata che se non prende il voto più alto della classe si sente insoddisfatta. Io vorrei avere la possibilità di fare tutto mantenendo il mio impegno al massimo, ma mi rendo conto che portando avanti tutto ciò avrei sempre qualcosa da fare, che mi piace, non mi lamento, però non mi godrei niente perché sarei sempre stressata.
Dunque la cosa migliore da fare ora è non fare assolutamente niente, divertirmi e assaporare ogni momento con quell’aroma piacevole, ma anche sgradevole, di
quel che mi resta della mia seconda e terza media per capire chi sono veramente io, Viola.
Quarta classificata 2C N.15. Rebecca Panzera
Il mio sguardo sul mondo: una luce che mi indica la strada
LA MIA LUCE
Le mie mani non nascondono chi sono,
ma aprono un varco nella mia maglia rosa.
Sotto i vestiti, sotto la pelle
non batte solo il mio cuore:
c’è un tramonto che porto sempre con me.
Fuori, il mondo è un mare azzurro e blu,
vasto, immenso, a volte profondo.
Ma io lo guardo con occhi nuovi,
perché quel raggio caldo mi scalda da dentro. Il mio sguardo sul mondo è questo:
un raggio che parte dal mio centro
e illumina tutte le cose che incontro.
Anche se il sole scende nel mare,
la mia luce resta sempre accesa per guidarmi.
Vincitori terze
Prima classificata N.19 3B Arianna Tremolada
Guardare il mondo con empatia
Ogni ora, ogni giorno, ogni settimana, mese, anno, noi compiano una scelta; e ogni scelta ha un peso. Se decidiamo d’imboccare quella strada non possiamo più tornare indietro e, alla nostra porta, si presenta sempre un rischio: trovare una strada senza uscita.
Una volta una persona mi disse: “ Attenta a ciò che desideri perché potresti ottenerlo davvero!”.
Ed è ciò su cui dobbiamo riflettere … è davvero ciò che voglio? E’ davvero così’ che mi immagino la mia esistenza?
Ognuno di noi può cambiare il mondo. Come i medici salvano vite, noi ragazzi facciamo sì che il mondo vada avanti. E non c’è niente che nessuno non sappia fare, bisogna solo trovare le proprie capacità e, ovviamente, metterle in pratica cogliendo le opportunità che ci vengono date. Perché se teniamo nascoste le nostre capacità faremo intendere agli altri che siamo chi non siamo davvero. Questo è il mio sguardo sul mondo: vedere attraverso le persone, immedesimarmi in loro, nelle loro storie, in ciò che sanno fare e in ciò che sbagliano. Crescere vuol dire riuscire a trovare la chiave per aprire quella finestra serrata che ci tormenta tanto, riuscire a vedere il mondo com’è nel buio e nella luce del suo splendore, tirarne fuori il positivo perché, se stiamo solo dalla parte del negativo, ci ritroveremo con un macigno al piede, tirati verso gli abissi del mare.
Seconda classificata N.14 Carolina Perversi Un mondo a puntini
Mi hanno chiesto come vedo il mondo, ci ho pensato a lungo, in modo profondo. Io lo vedo fatto di tanti puntini,
colorati, accesi e tra loro vicini.
Se resti vicino non puoi capire,
ma se ti allontani lo vedi apparire:
un’immagine chiara, un disegno completo, che svela del mondo ogni piccolo segreto.
Ogni punto è un istante, un’emozione provata, che va segnata perché non venga dimenticata. Giallo, rosso, verde oppure blu,
scegli il colore che ti somiglia di più.
Ma uso anche i toni della tristezza
perché la realtà non è solo bellezza. Metto il nero per la fame e per la guerra, per le cose brutte di questa terra.
Infine unisco i colori con cura ed eleganza, per dare al mondo una nuova speranza. Perché solo insieme, quei mille puntini, rendono i sogni un po’ più vicini.
Terza classificata N.15 3E Gaia Passoni
Caro diario…
Caro diario siamo ormai nel 2026
e la guerra procede da così tanti anni che dirti quanti non saprei Caro diario sono nascosto dietro un masso
i miei sogni si stanno allontanando passo dopo passo
Caro diario è da tempo che non vedo fiori colorati
gli unici colori che vedo sono quelli delle uniformi dei soldati Caro diario la mia mente si sta chiudendo come una porticina prima pensavo di poter volare, ora mi tormenta il pensiero della morte vicina Caro diario penso che dovremmo sostenerci e starci vicini
abbracciandoci tutti non ci sono mani libere per i fucili
Caro diario la mia mente vola mente il mondo crolla
vorrei trovarmi in una città priva di guerra e mischiarmi tra la folla Caro diario in questo mondo governa il silenzio
di chi ha paura di aprire bocca per fermare questo disastro Caro diario sogno di poter viaggiare ed esplorare il mondo come tanti eppure sono qui a nascondermi da bombe giganti
Caro diario magari la guerra finisce domani, fra un’ora o fra un secondo o forse terminerà quando esploderà il mondo
Caro diario la mia vita quotidiana mi sembra una prigione
la speranza è la chiave per sistemare quest’orribile situazione Caro diario ho deciso: non smetto di credere che tutto potrà cambiare tutti nel loro piccolo possono aiutare
Caro diario la guerra non è ancora finita
ma nemmeno la speranza è terminata
Caro diario io non sto dicendo che non ho più problemi ma le soluzioni ad essi le pianterò come fossero semi Caro diario sono pronto a cambiare tutto
non è detto che ci riuscirò, ma io mi butto!
Quarto classificato N.9 3C Giovanni Gallo
Guardare davvero significa scegliere di non ignorare
UN OCCHIO
C’è un occhio
Un occhio che piange
Che guarda la terra
Una terra sfigurata
Una terra sporca
Una terra inquinata
Una terra piena di odio
Una terra piena di guerra
Una terra che implora
Implora un miracolo
Il miracolo di far sparire
Far sparire gli esseri umani
Che la trattano male
C’è un occhio
Marrone con striature,
In Mezzo alle stelle
Che guarda la terra
Con pietà e desolazione
C’è un occhio
Arrabbiato da morire
Contro gli uomini
Che la stanno sporcando
Che la stanno distruggendo
Che la stanno ammazzando
C’è un occhio
Che si gira
Che se ne va
Che volta le spalle alla terra
Che è senza speranze
Che non può fare nulla
Che è sfinita
Che si sta spezzando
Non c’è più un occhio
L’occhio che piangeva
Piangeva per la terra
Che è senza speranze
Che è a pezzi
Che è ridotta a brandelli
L’occhio però ha contribuito
Ha contribuito a ridurre la terra a pezzi Perché ha fatto un’azione che non si deve fare: Ignorare
Quinta classificata N.15. 3A. Adelaide Ratto
Guardare il mondo attraverso i colori della poesia
Un altro giorno. Come sempre mi vesto, prendo le cuffie e vado alla fermata dell’autobus. A scuola attraverso i corridoi e sento le persone che parlano. Credono che io non le senta quando spettegolano di me, ma le cuffie non servono per la musica: sono antirumore. So quello che dicono di me: isolata, depressa, ansiosa; orfana. Quest’ultima la sento meno, perché, per fortuna, ancora pochi lo sanno. Mia madre dice che dovrei riprendere la mia vecchia routine. Lei parla sempre di routine: dice che, quando un evento tragico ci colpisce, è importante riprendere subito le vecchie abitudini per non finire nell’oblio, ma ormai io ci sono già entrata. A scuola girano voci assurde: che ho visto qualcuno coinvolto in un incidente orribile, che casa mia è crollata per un incendio, che ho perso i miei genitori. A volte mi chiedo perché le persone giudicano e si infiltrano negli affari degli altri anche se non sanno nulla, se a loro farebbe piacere se qualcuno si fa immagini mentali infondate della loro persona. Nessuno conosce la verità, nemmeno i miei amici, che non vedo da quella volta in ospedale. Nessuno sa che io un genitore l’ho perso per davvero, che mi sento sola da quando quell’orribile malattia me l’ha strappato via. Mio padre diceva che non importa quello che pensa la gente, perché ciò che è successo non cambierà, e su questo non ho dubbi. La mia terapista mi dice che vedo nero, mentre dovrei cercare i barlumi di colore; ma lei cosa ne sa, non le ho nemmeno mai parlato. Ogni sera vado al lago, e ripenso a quando ci andavo con mio padre da piccola, a quando mi diceva che la natura è un’opera d’arte ed essa è pura poesia. Sono questi i colori che che vedo, quelli che lui mi ha insegnato a vedere, quelli che nessuno pensa che veda.
PREMIO SPECIALE
CLASSE 3C N.1 EMMA AVANTAGGIATO
Una poesia in cui lo sguardo sul mondo si colora di speranza
UNITI, MANO NELLA MANO
Sono sveglia,
o sospesa in un sogno?
Il vento mi sfiora il viso,
respiro calma e tranquillità,
ascolto solo il mio silenzio.
Poi mi volto…
un veliero immenso taglia l’orizzonte,
si dirige verso l’ignoto
cullato e accompagnato
da un mare azzurro,
che lo guida
in un futuro,
ancora da scoprire.
Attorno, farfalle:
diverse, uniche e leggere.
Mi sussurrano che il mondo
non è qualcosa da prendere,
stampare o collezionare,
è grande abbastanza
per tutti.
Così vasto,
da non lasciare indietro nessuno.
E quel veliero continua,
senza meta, silenzioso
Trasportando una speranza:
essere come le farfalle,
senza ferirci,
senza ostacolarci,
ma uniti,
mano nella mano.
Questo è il mio mondo:
non un pianeta in frantumi,
sostenuto da cenere e sconfitte,
ma dalla speranza di chi,
vuole qualcosa di migliore.
Un luogo dove la luce,
vince le tenebre.
E desidero
che un giorno si creda
che oltre guerre, fuoco,
cuori spezzati e delusioni
esista ancora un mondo
pieno di possibilità
Vincitori concorso letterario in inglese
Primo classificato
N.1 classe 3B Lorenzo Battino
MY WORLD
My mind flies when the grass dances,
I imagine to be the audience
in front of a magic theatre.
This isn’t a play like Shakespeare’s ones,
It’s the clean, simple, natural life.
I’d like to swim,
in this sea of emotions,
but it’s impossible:
I’m too confused, too excited,
I can’t move even a finger.
That’s the best feeling
I have ever felt
This is nature, this is my world.
Secondo classificato
N.6 classe 3A Noemi Deriu
I woke up from a dream: everything around me was colorful, kids were playing in the park and their voices were very loud but they were having fun, but then, suddenly, everything became silent. I woke up from a dream: I was a very good athlete, everyone was applauding, but then an applause woke me up and I was in bed, with my legs hurting. I woke up from a dream: my brother and I were laughing together while walking home, but then I fell and he wasn’t walking with me anymore, he was just going for a walk, alone. I woke up from a dream: my dad was pushing me on the swing when suddenly I didn’t feel his hands anymore. I looked around, but I didn’t see anyone. So, are all the good things just dreams, or am I the one who has to make them real?
Terzo classificato
N.18 classe 3B Marco Talanga
LITTLE WORLD
Here in the garden, the ecosystem is very similar to ours; creatures have free natural houses and for them a little garden can be a new world to explore. Imagine being an ant: it’s similar to us, even if we don’t work for a king or a queen, we work to make money so we can eat. The grass or even some plants can be like very tall skycrapers and they’re a safe place for some animals. Birds are the natural alarms and they can be like planes but alive; bees can be like helicopters, while bugs can be like people: they don’t work, they try to survive, just like us, but in a different way. Wasps can be the murderers, while worms can be the miners. For a human a garden or a tree can be nothing, but for the animals it’s a little world.
